CREDITO D'IMPOSTA SANIFICAZIONE

Admin Tecnofrasca 26/mag/2020 15:37:48
Credito d’imposta sanificazione ambienti: dalle parole ai fatti

Mentre si parla di “fase 2” e di come permettere un ritorno graduale alla normalità, è tempo per le aziende,
di passare ai fatti. Come? Accedendo al credito d’imposta sulla sanificazione degli ambienti di
lavoro. È quanto è stato stabilito dal decreto legge 23 dell’8 aprile 2020 e per il quale il 13 aprile è
intervenuta una circolare 9/E dell’Agenzia delle Entrate che chiarisce i dettagli su questo credito
d’imposta. Scopriamo di cosa si tratta e perché è stato previsto.

Cosa prevede il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro
Credito d’imposta sanificazione ambienti di lavoro: l’entità dell’agevolazione
Come richiedere il credito d’imposta

Lavorare in sicurezza
La sanificazione degli ambienti, specie quelli di lavoro, è un atto dovuto. Dovrebbe esserlo sempre,
lo è ancora di più in periodo di emergenza sanitaria come quello in seguito alla diffusione del Covid-19
(Coronavirus). L’esigenza di rendere sani i posti di lavoro (fabbriche, uffici, negozi, eccetera) è di vitale
importanza, specie in una fase come quella in cui si tenta di ripartire. Senza correre il rischio di vanificare
gli sforzi compiuti nelle precedenti settimane.

Più che di un ritorno alla normalità si tratta della costruzione di una nuova quotidianità.
Che inevitabilmente passa anche con la messa in sicurezza, per i lavoratori ma anche per i clienti,
di tutti i posti di lavoro. La possibilità che il virus si accumuli nei condizionatori dell’aria, così come che il
contagio avvenga dalla vicinanza tra le persone (gli ormai celebri assembramenti), è una realtà con la
quale bisogna imparare a convivere. Per riuscire a continuare a erogare i propri servizi professionali.

Cosa prevede il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro
Nel pieno di questa emergenza è stato ampliato “l’ambito oggettivo di applicazione del credito d’imposta
già previsto dall’articolo 64 del decreto-legge n. 18 del 2020”. Questo credito è rivolto a chi ha sostenuto
o dovrà sostenere “spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, includendovi anche
quelle sostenute nel 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale”.

Questa agevolazione fiscale riguarda, quindi, sia l’acquisto e la fornitura ai propri dipendenti e
collaboratori di dispositivi di protezione individuale, che quelli utili a evitare la diffusione del virus.
Sempre stando a quanto dichiarato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate, tra i dispositivi di
protezione personale rientrano, a titolo di esempio: “mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti,
visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari”. Rientrano nel credito d’imposta
per la sanificazione degli ambienti di lavoro anche i disinfettanti e i detergenti per le mani. Così come gli
strumenti e i dispositivi che hanno lo scopo di proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad
agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale (quali ad esempio barriere e pannelli
protettivi).

Va sottolineato come tale agevolazione fiscale sia rivolta esclusivamente agli esercenti di attività
professionali e d’impresa e non ai privati.

Credito d’imposta sanificazione ambienti di lavoro: l’entità dell’agevolazione


Riepilogando,quindi, le spese ammissibili nel credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di
lavoro sono le seguenti:

spese di sanificazione degli ambienti di lavoro;
spese di sanificazione degli strumenti di lavoro;
spese per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale dei lavoratori;
spese per l’acquisto di altri dispositivi di sicurezza dei lavoratori.
Il credito d’imposta, per il quale sono stati stanziati 50 milioni di euro può essere richiesto per un
massimo di 20000€. E nella misura del 50% di tutte le spese sostenute nel 2020.

Come richiedere il credito d’imposta
Circolano molte voci sui criteri di accesso al credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di
lavoro, così come quali saranno le modalità di erogazione e fruizione dello stesso, ma non è stato
ancora emanato il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che legiferi in materia.

Il comma 2 dell’articolo 64 del Decreto Legge Cura Italia stabiliva che il decreto del Ministero dello
sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’economia e della finanze, nel quale si indicavano
i “criteri e le modalità di applicazione e fruizione del credito d’imposta anche al fine di assicurare il
rispetto del limite di spesa di cui al comma 1” entrasse in vigore entro trenta giorni dal 17 marzo scorso,
data di emanazione del decreto Cura Italia.

Vademecum sanificazione pulizia degli ambienti di lavoro

Admin Tecnofrasca 26/mag/2020 12:26:29

Uno degli aspetti più importanti dell’applicazione del Protocollo sicurezza contro il Covid-19 è la
sanificazione e la pulizia. Abbiamo provato a chiarire i due concetti individuando alcune linee guida
utili alle imprese per orientarsi in questo ambito (differenza tra pulizia e sanificazione, periodicità,
registrazione), ricordando che, rispetto alle questioni riguardanti la sicurezza sul lavoro, raccomandiamo
di fare riferimento ad Asq CNA oppure al proprio medico di fabbrica.

Cominciamo dalla sanificazione, in particolare, cosa si intende esattamente per sanificazione rispetto
alla normale pulizia.

LA PULIZIA. È quell’operazione che consente di rimuovere lo “sporco” di qualunque tipo, dalla polvere
alle sostanze untuose, dai liquidi alle sostanze organiche, ecc. La pulizia può essere effettuata mediante
rimozione manuale, rimozione meccanica o, in alcuni casi, mediante l’azione dell’acqua e/o di prodotti
detergenti. In pratica la pulizia sono tutte le normali attività che già si fanno con i normali detergenti per
superfici, pavimenti, ecc.

LA SANIFICAZIONE.

Non esiste, invece, una definizione univoca di sanificazione: quest’ultima dipende da diversi fattori, a
cominciare dal settore a cui appartiene l’impresa. In linea generale, la sanificazione rappresenta
qualcosa di più avanzato rispetto alla pulizia per quanto riguarda il livello di igiene ottenuto.
La sanificazione, infatti, consente di rimuovere qualunque microrganismo (batteri, virus, muffe, ecc.)
che la normale pulizia non è in grado di eliminare. Generalmente, la sanificazione si esegue sfruttando
l’azione di agenti chimici detergenti che consentono di ridurre il carico microbiologico al di sotto degli
standard igienici ottimali. Potremmo dire, anche se non è tecnicamente corretto, che la sanificazione
è una sorta di disinfezione utile ad abbattere la carica microbica, fungina e virale al di sotto di
determinati limiti.

Oggi si parla molto di sanificazione con ozono. Si tratta di un processo controverso, utilizzabile dove
non sia prevista l’applicazione della circolare 5443. È un procedimento comunque complesso, la cui
efficacia dipende molto dalle dimensioni del locale e che è piuttosto costosa. Per essere efficace, la
sanificazione deve essere sempre preceduta dalla pulizia. La sanificazione viene fatta utilizzando
prodotti specifici, che in genere sono classificati come detergenti disinfettanti o PMC (presidi medico
chirurgici) che devono avere (nel caso del virus) attività virucida.
Occorre verificare sulla scheda tecnica (da richiedere sempre prima dell’acquisto) del prodotto utilizzato
che questo abbia questa attività, in quanto gran parte dei prodotti di uso generale hanno solo effetti
attività battericida e levuricida (contro i funghi).

Si ricorda che i Protocolli, per la sanificazione di luoghi dove sono state persone positive al coronavirus,
prevedono che la sanificazione per la riapertura e l’utilizzo delle metodiche riportate nella circolare 5443,
ovvero:

Ipoclorito di sodio (candeggina) 0,1% dopo pulizia;
Soluzione idroalcolica al 70% dopo pulizia con un detergente neutro.




Esempi.

Ipoclorito di sodio 0,1%. Se si utilizza normale candeggina commerciale occorre verificare la
concentrazione di ipoclorito (generalmente compresa tra 1% e 5%) ed effettuare la diluzione necessaria
(se 5%, 20 ml di detergente e 980 ml di acqua se 1%, 100 ml di detergente e 900 ml di acqua).
Soluzione idroalcolica al 70%. Per un litro di soluzione, 700 ml di alcol etilico e 300 ml di acqua.

Per tutte le altre situazioni, i protocolli non indicano prodotti specifici, purché, come scritto in precedenza,
l’attività virucida sia espressamente citata nella scheda tecnica di prodotto.

LA DISINFEZIONE. Si tratta di un trattamento che, sfruttando l’azione di agenti disinfettanti di tipo
chimico o fisico (ad es. il calore), è in grado di ridurre il carico microbiologico tramite la distruzione o
l’inattivazione degli agenti biologici.

LA PERIODICITA’ DEL TRATTAMENTO.
Il protocollo dice che deve essere effettuata una pulizia giornaliera e una sanificazione periodica.
Come si definiscono i parametri alle imprese per capire come orientarsi su questa periodicità?
A parte casi specifici già elencati nei protocolli (alla riapertura di aziende precedentemente ferme,
il prima possibile in caso di positivi alla COVID-19, giornalmente per mensa e spogliatoi nei cantieri),
non è facile dare un parametro temporale univoco, in quanto dipende molto dall’uso dei locali, dal
passaggio di persone e da altri fattori. Chiarito che la responsabilità delle tempistiche è lasciata al
datore di lavoro, la periodicità dovrebbe essere definita in base all’utilizzazione, privilegiando una
frequenza maggiore sulle superfici più utilizzate.

MEGLIO IL “FAI DA TE” O UN’AGENZIA ESTERNA?

Posto che non è obbligatorio rivolgersi a un’impresa di sanificazione certificata,
se l’azienda decide di comprare i prodotti e di farsela in casa come può dimostrare di avere ottemperato
a questo obbligo? Di certo, anche se non è obbligatorio, è consigliabile affidare la sanificazione a ditte
esterne specializzate in situazioni particolari quali presenza di positivi, riapertura in situazioni logistiche
complesse, ecc.

È NECESSARIO REGISTRARE LE ATTIVITA’ DI SANIFICAZIONE E PULIZIA?

I protocolli non richiedono esplicitamente una registrazione di queste attività, soprattutto quando fatte “in
proprio”, ma può essere opportuno tenerne traccia riportando la data, il prodotto utilizzato e la procedura
applicata (con mocio, con straccio, spray, ecc.). Occorre rimarcare comunque che l’utilizzo di un
detergente disinfettante non è affatto banale, lo stesso va infatti applicato con le modalità ed i tempi di
permanenza (prima dell’asciugatura, risciacquo o rimozione: ad esempio, l’Ipoclorito di Sodio 0,1%
va lasciato agire per non meno di 1-5, minuti a seconda della superficie.) riportate nella scheda tecnica.
Queste informazioni, quando non presenti nella scheda, vanno richiesti al fornitore del prodotto.

Esempio.
Un esempio di registrazione potrebbe essere:

In data xx/xx/xxxx Effettuata sanificazione di ………….
Utilizzando il prodotto: ……………… preceduto da pulizia con detergente ………..
Il prodotto ………… è stato utilizzato secondo le modalità e le indicazioni riportate nella scheda tecnica
fornita dal produttore dello stesso.

BONUS 110% CLIMATIZZATORE

Admin Tecnofrasca 26/mag/2020 11:53:37
Bonus condizionatori 2020: come funziona
Il bonus condizionatori 2020 è un’agevolazione fiscale che spetta ai contribuenti con e senza
ristrutturazione.
Se dunque il cittadino va all’acquisto di un condizionatore d’aria che sia in pompa di calore, e quindi un
prodotto che funziona sia d’estate che per il riscaldamento nella stagione invernale, e questo acquisto
va ad integrazione o in sostituzione dell’impianto di riscaldamento già esistente, che per il
raffreddamento ecco che scatta il bonus.

In pratica il cittadino ha diritto a detrarre la spesa dalla dichiarazione dei redditi o allo sconto immediato
prendendo come riferimento quanto indicato già nel decreto Crescita, e valido fino al 31 dicembre 2019
per effetto della Legge di Bilancio 2020.

L’installazione di un nuovo condizionatore o la sua sostituzione, produce il beneficio di una di detrazioni,
che variano a seconda dell’ambito nel quale viene effettuato l’acquisto:

Bonus condizionatori con ristrutturazione edile: detrazione o sconto immediato se il nuovo impianto è
a pompa di calore, anche a non alta efficienza ma mira al risparmio energetico + riduzione IVA.
Solo su unità immobiliari residenziali o parti comuni, condomini.
Bonus climatizzatori risparmio energetico: sconto o detrazione per condizionatori con pompa di calore
ad alta efficienza che vanno a sostituire l’impianto di riscaldamento esistente. Detrazione fruibile sia per
abitazioni, uffici, negozi.
Bonus condizionatori con bonus mobili con ristrutturazione: sconto immediato o detrazione se si va a
realizzare una ristrutturazione edilizia straordinaria su singole abitazioni o condomini. In tal senso è
possibile fruire della detrazione se si acquistano mobili e grandi elettrodomestici A+ (A per i forni),
ivi compresi i climatizzatori
Bonus condizionatori senza ristrutturazione: se non vengono effettuati lavori di ristrutturazione,
è possibile lo stesso fruire dell’agevolazione fiscale, ma solo se si intende sostituire il vecchio ed intero
impianto di climatizzatore con un condizionatore, ossia, un nuovo impianto a pompa di calore e ad alta
efficienza energetica.
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